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(Sin título)*

por Anna Leone

 

Non credo abbia un nome, nessuno si deve essere mai preoccupato di darglielo. Si racconta che č fuggito dalla catapecchia di uno dei tanti pazzi che abitano i piccoli e deserti paesi di montagna. Uno che credeva di fare magie, e viveva in una casetta infestata da intrugli e animali di ogni tipo. Uno che passava il tempo facendo fatture ai ragazzini che per divertirsi infilavano delle serpi nel suo rifugio. Lui sostiene che l'animaluccio (cosě lo chiama) sia nato da un suo filtro che ha reso possibile un amore impossibile; i paesani invece dicono che č nato dalla perversione che come una malattia ha infettato gli animali imprigionati dal pazzo: impazziti anche loro dovevano abbandonarsi a chissŕ quali schifezze!

Č piccolo e nero; ha due piccole gobbette sulla schiena,  probabilmente delle ali abortite, e un ciuffo di penne colorate sulla testa. Spesso morde se si vede osservato, ma non ferisce. Mangia solo grano, e i suoi attacchi fulminei (puň raggiungere i 60 km orari) sono solo un gioco.

Chi l'ha visto racconta di essere rimasto incantato dalla sua danza. Qualcuno, piů attento, dice che l'animaluccio sembra essere diviso da due forze opposte: una lo spinge verso la terra, lo rende pesante e forte, l'altra lo chiama verso il cielo e lo vorrebbe etereo e sfuggente, puro. Le due parti duellano cosě in una bellissima danza: le zampe posteriori, fisse alla terra, corrono, mentre le zampe anteriori tentano ripetutamente di spiccare il volo. E cosě una metŕ esalta l'altra. E lui, per niente inibito, a questa lotta si abbandona con piacere.

 

anna leone

leonea@hotmail.it

 

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* Traducción en curso